75° anniversario Cumiana

Cumiana ricorda, nel 75° anniversario, il sacrificio dei cinque caduti per la libertà tra i quali Giorgio Catti (il “partigiano santo”).

Fu una delle due grandi tragedie che colpirono Cumiana durante la Guerra di Liberazione. Il 30 dicembre 1944 nel rogo della Richetta persero la vita un civile e tre partigiani. Tra questi il Cumianese Gianni Daghero (nome di battaglia ‘Lupo’) e Giorgio Catti che, oltre all’anelito per la libertà, condivideva la passione alpinistica e una profonda amicizia personale. «La storia del paese, medaglia d’oro al valor civile, è purtroppo piena di episodi di violenza – spiega Marco Comello, presidente del gruppo locale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) -, il più sanguinoso dei quali fu l’eccidio del 3 aprile 1944 in cui morirono 51 civili per mano delle SS italiane agli ordini di un tenete tedesco. Anche se il numero di caduti è decisamente minore, quello commemorato il 29 dicembre è un fatto di sangue che impressionò notevolmente, anche perché i giovani coinvolti erano della zona. Il 30 dicembre1944 un centinaio di paracadutisti del battaglione “Nembo” giunse a Cumiana sulle tracce di “Lupo”, il comandante della banda partigiana dei guastatori particolarmente attiva nelle azioni di sabotaggio delle linee di comunicazione stradali e ferroviarie. A Casa Pastore, in borgata Porta, catturarono due partigiani della banda e uno di loro, Erminio Long, valdese della Val Germanasca, preferì soccombere alle feroci torture a cui fu sottoposto piuttosto di indicare il nascondiglio del comandante che era nascosto poco distante a Cascina Richetta: Non altrettanto eroico fu il comportamento dell’altro partigiano che, terrorizzato. condusse i parà al casolare dove Lupo si era rifugiato con Giorgio Catti e Michele Levrino, figlio del mezzadro che li aveva nascosti nel fienile. «Lì vennero scoperti e uccisi Più tardi, in località Picchi uccisero anche Aldo Ruffinatto, renitente alla leva» racconta Comello. Per onorare il sacrificio di quei caduti la comunità di Cumiana insieme all’ANPI, e al Centro Studi Giorgio Catti aderente all’ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) ha dedicato una mattinata di ricordi, canti, celebrazioni e ben due mostre (una sulla Resistenza in Val Chisone e l’altra sull’impegno storiografico del Centro Catti (saranno visibili fino alla metà di gennaio) entrambe allestite nello spazio espositivo del Municipio. La cerimonia è stata introdotta dal Sindaco di Cumiana, Roberto Costelli, proprio sotto la lapide di Erminio Long presso villa Pastore, in frazione Porta, richiamando il senso della giornata che vuole contrapporsi al clima di odio che sta diffondendosi in modo preoccupante. Poi Il trasferimento alla cascina Richetta dove furono uccisi Gianni Daghero, Giorgio Catti e Michele Levrino. Le letture dei tragici fatti a cura di ‘Ad Alta Voce’ e Marco Giaccaria e i canti partigiani del coro Banditi di Cumiana, il pensiero commosso e la preghiera silenziosa, insieme alle deposizioni dei fiori alle lapidi, hanno scandito il ricordo di quei caduti e il loro sacrificio. Alla duplice commemorazione hanno partecipato, con la bandiera, il Presidente e il Vicepresidente Regionali dell’Associazione Nazionale Combattenti Reduci della Divisione Garibaldi formatasi in Jugoslavia dopo l’8 settembre 1943 con la fusione in un’unica unità combattente regolare antitedesca di reparti alpini della Taurinense e di fanti di montagna della Divisione Venezia dando vita ad un capitolo glorioso della Resistenza antinazista Europea.  In tale contesto è stato letto il messaggio di saluto reverente inviato da Dino Cassibba dell’Azione Cattolica e della San Vincenzo della Parrocchia torinese di Santa Rita in cui era stato attivo Giorgio Catti (che vi risiedeva in via Cadorna 37), nelle mansioni di Delegato Aspiranti dell’Azione Cattolica e volontario nella San Vincenzo del quartiere. Sono quindi seguite le riflessioni di Gaetano Quadrelli, della Presidenza Diocesana dell’Azione Cattolica di Torino, che ha ricordato come la figura di Giorgio Catti (medaglia di bronzo al valore militare) sia affiancata da quelle di numerose altre di giovani cattolici militanti come Aldo Gastaldi, Gino Pistoni, Ottavio Ferraretto, Teresio Olivelli (Nelle fila degli iscritti alla G.I.A.C. i caduti furono più di 900 e tra le decorazioni al V.M. ricevute le Medaglie d’Oro furono 19 e 14 quelle d’Argento). Egli ha pure ricordato che molti di loro erano giovanissimi, come Giorgio Catti che aveva solo 19 anni quando fu ucciso dai paracadutisti repubblichini della Folgore. Gli trovarono addosso una immagine di Pier Giorgio Frassati, esempio di impegno cristiano e punto di riferimento del popolarismo antifascista a Torino. Segno di una radicata memoria collettiva tra i cattolici torinesi. Gaetano Quadrelli ha quindi richiamato l’attenzione sul fatto che, attraverso la vicenda personale di Catti, affiora un fenomeno[MC1]  più ampio e sovente poco considerato dalla storiografia: il ruolo della formazione associativa cattolica, morale e civica oltre che spirituale. Con la progressiva instaurazione, dopo la metà degli anni Venti, del soffocante totalitarismo, infatti, l’Azione Cattolica, non senza forti tensioni con il regime, diviene una delle poche possibilità per i giovani e le giovani di maturare idee diverse (se non alternative) a quelle propagandate dal fascismo. Ciò avviene non solo nei “movimenti intellettuali” del cattolicesimo italiano, ma anche nell’associazionismo di base, vissuto nelle parrocchie e nelle associazioni diocesane. Lo ricorda ancora Giorgio Catti nei suoi scritti, lo ricordano gli altri resistenti cattolici nelle loro riflessioni, lo hanno continuato a testimoniare tutti coloro che hanno vissuto quei mesi o quegli anni, sulle montagne, nella città, nei Comitati di Liberazione. La forza e la capacità di Resistenza da parte della Chiesa e del Movimento Cattolico, saldamente ancorati al fondamento evangelico profondo, contribuirono in misura rilevante per fare rinascere l’Italia ponendo le basi educative e culturali per approdare non solo alla lotta antifascista, ma anche a porre le basi di un diverso modello di convivenza sociale e politica. Da questa generazione sono nati maestri, testimoni, educatori che hanno portato i giovani a fare la scelta di libertà, democrazia, pace e giustizia. A sua volta l’intervento conclusivo di Marco Castagneri, del direttivo del Centro Catti, dopo i ringraziamenti e l’apprezzamento per l’amichevole coinvolgimento del Centro Studi torinese  da parte degli organizzatori locali, ha evidenziato il ruolo esemplare svolto da questa Comunità del Pinerolese attraverso le iniziative intraprese in collegamento con la Città tedesca di Erlingen che fanno di Cumiana un esempio  da valorizzare nella prospettiva di una comune patria europea che favorisca un futuro di pace e di concordia tra i popoli del vecchio (litigioso) Continente. Nel corso della S. Messa di suffragio, a cui ha presenziato il Presidente del Centro Studi Giorgio Catti, prof. Walter Crivellin, il giovane parroco, Don Carlo Pizzocaro, ha sottolineato il significato comunitario del patriottismo di quei caduti. La celebrazione si è conclusa con la lettura della ‘Preghiera del Patriota piemontese’ composta, per il S. Natale del 1943, da Andrea Guglielminetti, già Presidente diocesano dell’A.C e rappresentante della DC in seno al C.L.N. piemontese.

Il lascito morale e culturale di questa intensa giornata in cui sono state rievocate pagine dolorose della storia della nostra comunità nazionale, piagata da una tragica successione trentennale di violenza, sofferenze e guerre quasi consecutive, è quello di aprire prospettive di pace del tutto nuove per le generazioni future, stimolando l’edificazione di una società più giusta e inclusiva a patto che si  superi ogni deriva egoistica violenta e antiumana sia sul piano individuale che comunitario, tanto a scala locale che europea. Al conseguimento di questo traguardo potrà contribuire significativamente la consapevolezza che, storicamente, la Resistenza, in tutte le sue espressioni, rimane un tempo fondamentale da conoscere, studiare, meditare, trasmettere, accogliendo la sollecitazione di Alberto Cavaglion che, nel suo libro “La Resistenza spiegata a mia figlia” affema: “la memoria della Resistenza, così some si è costruita negli anni, andrebbe ripensata”.

Luca ROLANDI