Beato Giuseppe Girotti O.P. – Un domenicano a Dachau – Giusto tra le Nazioni

IL TRIANGOLO ROSSO – Beato Giuseppe Girotti O.P. – Un domenicano a Dachau – Giusto tra le Nazioni

Una vita nella carità fino al martirio – Alba -1905 – Dachau 1945

Testimonianza di Don Angelo Dalmasso. Nella baracca della quarantena. Un giovane prigioniero, anziano del campo, venne a cercare Padre Girotti, era il Padre Leo Roht, priore dei Domenicani di Colonia, da vari anni internato a Dachau. Portò un pezzo di formaggi al Padre Girotti che si consumava come tutti per la fame. Padre Girotti se ne privò, lo diede a me dicendo: tu sei più giovane e ne hai più bisogno. Lui aveva 39 anni, io ne avevo 24. Sento ancora adesso il rimorso per quella porzione di formaggio, ma era la sopravvivenza.

MORIRE PER I “FRATELLI MAGGIORI”

In occasione della Giornata della Memoria 2022, il Centro Studi Giorgio Catti, nato per volontà di alcuni cattolici che parteciparono attivamente alla resistenza partigiana per valorizzare e testimoniare la partecipazione dei cattolici nell’esperienza resistenziale – pubblica sul suo sito (www.centrostudicatti.it) “ll triangolo rosso”, un documentario prodotto dai Frati Domenicani italiani (realizzato dalla NOVA-T di Torino, per la regia di Sante Altizio, aiuto-regia Andrea Tomasetto).

Il titolo si riferisce al triangolo di stoffa rossa cucito sulla casacca dei politici, tra cui i sacerdoti, deportati. Racconta la storia di padre Giuseppe Girotti che, a Torino, si prodigò nell’aiutare gli ebrei a sfuggire alle leggi razziali nazi-fasciste e alla deportazione. Fu catturato con un sordido inganno che faceva leva sulla sua immensa carità dalla polizia repubblichina e deportato.

Trovò la morte a Dachau, sfinito e probabilmente ucciso, a quarant’anni, tre giorni prima della caduta del Reich. I documenti nazisti motivano l’arresto e la deportazione per “aiuto agli ebrei”.

Il documentario ricostruisce la sua interessante vicenda, evidenziando il suo profilo biografico, e soffermandosi in modo particolare sulla sua azione clandestina di aiuto agli ebrei, sulla sua cattura, e infine sulla sua morte nei campi di concentramento.

A emergere, è un uomo di grande intelligenza e cultura, che incontrando il regime nazifascista, non può esimersi dal dare la risposta che gli ha insegnato il Cristianesimo: ogni uomo è sacro e va aiutato. “Faccio tutto per carità” usava dire ai superiori. E come religioso cattolico, allineandosi alle indicazioni che giungevano chiare dalla Santa Sede, cercò in particolare dopo l’8 settembre di mettere in salvo gli ebrei sempre più ferocemente perseguitati.

Non conosciamo tutta la sua opera, per la segretezza con cui la compiva, ma alcuni casi sono emersi. E anche la sua cattura fu legata al noto gastroenterologo ebreo Giuseppe Diena che aveva contribuito a nascondere, e che, arrestato insieme a lui, fu ucciso nel campo di Flossenbürg.

Nel documentario si alternano la voce narrante, che ricostruisce ipoteticamente i pensieri di Girotti nei suoi ultimi giorni, e le voci di persone che ne hanno conosciuto e studiato la figura. Numerose le attestazioni di riconoscenza da parte del mondo ebraico, fino alla designazione di Giusto fra le Nazioni da parte del Governo di Israele. La Chiesa lo ha beatificato nel 2014

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